2020/10/12.
Quando me ne sono innamorata, proprio non saprei.
Una cosa è certa: ogni volta che mi avvicino ad un tempio o ad un santuario ed il mio orecchio coglie, casualmente, quel battito possente e profondo, la mia passione per i Wadaiko -i tamburi giapponesi-1 si rinnova in un turbinio di emozioni inspiegabili.
La data originale del concerto doveva essere 22 marzo 2020 e poi…sappiamo tutti cosa è successo.
In occasione delle mia recente “prima volta” su un palco scenico, vorrei condividere con tutti voi la mia esperienza da 「太鼓の達人」2, grande esperta di tamburi giapponesi! …ma a chi voglio darla a bere!!! 🙂
Perdonatemi se la prenderò un po’ alla larga, partendo dal mio rapporto con gli strumenti musicali e la musica in genere.
Da piccola ero affascinata dalla chitarra che giaceva in camera dei miei ma non so per quale motivo, forse per i suoi toni bassi e di sottofondo, volevo imparare a suonare il basso.
Ma tant’è, finii al corso di chitarra classica presso la scuola media che frequentavo abitualmente.3
Bello, bellissimo strumento, anche se degli insegnamenti mi è rimasto davvero molto poco: temo di essere una persona poco costante, attratta da troppe cose e che di conseguenza finisce per lasciarle tutte a metà.
La stessa esperienza del flauto dolce suonato durante le lezioni di musica non è stata la migliore: lo suonavo: sì, mediocremente: certo.4
Non badate ai nostri abiti: il tema della serata era “Peggiore mise” (e sì, stavamo cantando Spice up your life!)
In tutto questo sono felice di poter affermare di avere una voce abbastanza intonata (un giorno divagherò anche sul tema a me carissimo, del karaoke in Giappone) ed un buon senso del ritmo, soprattutto se si tratta di ballare.
Non eccello (anche se vorrei, ma qui torna il discorso della mia inesistente costanza nel fare le cose), ma me la cavo. Dovrei imparare ad essere felice con quello che ho, ma non sarei più io se non ci provassi.
…e allora ecco che! Wadaiko, sfida accettata.
Era l’estate 2019 quando uscendo sul balcone di camera mia (sono entrata nella casa in cui vivo attualmente a marzo 2019, in concomitanza con l’inizio della mia nuova vita da 「社会人」lavoratrice in Giappone 5) sento il suono dei tamburi giapponesi provenire dallo stabile di fianco dal grande alveare in cui abito 6.
Incredibile, vuoi dire che fanno lezioni di Taiko sotto casa mia?! Devo assolutamente andare ad informarmi!!!
Passa qualche mese (in vero stile “Ilaria”, penso e ci ripenso, rimando e ri-rimando ancora) e finalmente sono ispirata: scendo ed entro nel “Community Center” che sta ad esattamente 30 secondi dall’androne di casa.
Eccolo lì, lo scaffale dove si possono trovare i volantini con tutti i corsi e gli eventi che si tengono nella zona: yoga, awa-odori, radio taiso, tai-chi, ikebana, sadou 7, …taiko! Eccolo, beccato, tutto mio!
Scrivo all’indirizzo email indicato e la risposta arriva inaspettatamente celere; mi metto d’accordo con l’insegnante che, oltre ad indicarmi gli orari della lezione di prova, mi invita ad un evento di presentazione del corso.
Così un sabato (credo fosse settembre) mi avvio verso sulla linea ferroviaria Keihan che di tanto in tanto uso per andare a Kyoto.
Come tradizione vuole, mi perdo per le viuzze della cittadina di Neyagawa e così arrivo leggermente in ritardo.
Ora, immaginatevi questa “gaijin” che cerca di entrare senza farsi notare in questo stanzone pieno di bambini ed adulti TUTTI rigorosamente giapponesi: manco fossi stata delicata come Johnny in The Shining, mi sono ritrovata tutti gli occhi puntati addosso e con un leggero vociare i bambini hanno iniziato ad esprimere la loro sorpresa ai loro genitori.
Devo ringraziare quelli che poi sarebbero diventati i miei maestri, marito e moglie, per avermi “salvata” richiamando l’attenzione sulla lezione in corso; ha lanciato un paio di “bachi” 8 dalla mia parte ed mi ha invitata a mettermi in fila per provare il pezzo di strofa che stavano suonando fino a qualche istante prima.
Chi lo avrebbe mai detto che quello sarebbe stato il mio debutto nel Club Wadaiko Miyabi?!
A gennaio, dopo tre mesi circa di lezioni della durata di un’ora e mezza, svolte due volte al mese, la maestra propone a me ed alle mie due compagne di partecipare al concerto di primavera.
Sia chiaro che la somma delle ore di lezione di cui sopra fa 9 ore totali: un niente. Ed il concerto, quando ancora non si sospettava nulla del corona, era previsto per fine marzo.
E vabbè, buttiamoci, cosa dobbiamo fare! Alla fine io sono abbastanza esibizionista (grazie, ascendente Leone!) e mi piace tantissimo avvicinarmi alle varie usanze locali anche a mezzo degli abiti tipici usate nelle varie occasioni.
Con una modica cifra di quasi 200€ (alla faccia del cotone 100%), faccio mio il bellissimo “Happi” raffigurante uno stormo di gru in volo, una maglietta nera con stampato il nome del nostro gruppo e con i tabi a completare il tutto, sono pronta a darci dentro! 9
Happi, obi (cintura), tabi (calzari) ed i miei Bachi nella loro custodia.
A quel tempo ancora non sapevamo che il concerto sarebbe sì avvenuto, ma solo a fine ottobre, dando vita ad uno stupendo “秋の桜コンサート”, ovvero il “Concerto dei Sakura in autunno”.
Forse chi è abituato a leggere pillole di Giappone, sa che il sakura è il fiore di ciliegio, il simbolo per eccellenza della primavera qui nel paese del Sol Levante; quest’anno è andata così, intanto la data per il prossimo concerto è già stata fissata: 24 Aprile 2021.
Sei mesi per preparare la nuova esibizione e nuovi pezzi che mi stanno già facendo impazzire: auguratemi buona fortuna!
Intanto per il vostro diletto, lascio al pubblico vilipendio il video di quel 25 ottobre che resterà nei miei ricordi come una giornata piena di emozioni ed amicizia: sul palco forse ero l’unica “gaijin”, ma l’affetto di quei pazzi di amici italo-brasiliani che mi ritrovo, l’ ho sentito tutto!
Il video riprende una minima parte dell’intero concerto: noi tre del team Oyodo (affiancate da due signore del gruppo Miyabi) eravamo la minima parte dello spettacolo; dai bambini più piccoli a quelli con disabilità (gruppo Kagayaki), dai gruppi di adulti alle super vivaci obaachan (“nonne”), fino al “gruppo sperimentale” dei bambini (che sembrano professionisti!!!) e quello degli insegnanti, si sono esibiti sul palco del Community Center… sotto casa mia.
Mi sono sentita un po’ quella bambina alla recita delle medie, tanti, tanti anni fa…
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